mercoledì 5 novembre 2014

Considerazioni sul sistema RIMS

Una delle cose più belle di avere un impianto automatizzato è la possibilità di potersi concentrare su altre cose durante la cotta e lasciare che il sistema si faccia la birra da solo. Col mio RIMS nuovo di zecca, alla fine del mash, basta prendere il tubo di uscita del mosto e inserirlo nella pentola di boil e il gioco è fatto. Ci pensa la pompa. 
Da quando utilizzo questo sistema le mie cotte durano intorno alle 5 ore, comprendendo anche il tempo necessario a lavare tutto. Insomma potrei anche pensare di pranzare come una persona normale, iniziando tutto alle 8 del mattino. Prima invece… prima potevo solo pensare di cenare come una persona normale. Ma probabilmente se fossi stato una persona normale avrei avuto un hobby meno impegnativo, tipo il calcetto. O il punto croce.
Con un sistema RIMS ben calibrato è possibile mantenere le temperature di mash con un errore molto basso. Questo, in linea del tutto teorica, significa che il mash verrà sempre uguale ogni volta (ovviamente facendo le dovute eccezioni). Solitamente si dice che la cosa più difficile per un birraio sia replicare la stessa ricetta più volte. Con questo non voglio dire che basta il RIMS per diventare all’improvviso birrai bravissimi ma se non altro ci si trova con un problema in meno da gestire. Un’altra cosa bella del RIMS è che ho smesso di mescolare. Prima, per paura che i grani non si “ammostassero” bene, stavo sempre con la cucchiarella in mano. Ora, invece, il letto di trebbie resta più o meno fermo e il flusso costante che ci passa attraverso mi porta ad ottenere un mosto più cristallino e limpido. 
Quest’ultimo punto, però, è oggetto di discussione nella comunità degli homebrewers. Secondo alcuni, infatti, il ricircolo continuo del mosto (soprattutto se l’elemento riscaldante non è all’altezza) porterebbe alla degradazione di alcune proteine responsabili della tenuta della schiuma, con la conseguenza di ritrovarsi con birre “senza testa”. Tuttavia, non ho letto in giro di prove in sostegno a questa teoria. L’unica cosa che so è che nelle mie ultime birre non ho riscontrato questo problema e onestamente spero di non riscontrarlo mai perché questo sistema mi piace davvero tanto. 
Per concludere, bisogna considerare che il RIMS richiede più spazio e attrezzatura rispetto alla classica pentola per le pummarole in mezzo al portone. Molto spesso chi approda all’AG viene dagli estratti, fatti comodamente sui fornelli di casa, e il solo pensiero di usare un pentolone enorme collegato alla bombola del gas (ancora oggi ho il terrore di quella maledetta bombola) già basta a scoraggiare i meno appassionati. 
Il RIMS secondo me dev’essere visto come un utile optional, non strettamente necessario a chi fa birra per la prima volta. Un homebrewer dovrebbe imparare a capire ed a gestire da solo gli step di temperatura senza affidarsi alle macchine. Insomma il discorso è sempre lo stesso: prima di usare un controllore dovremmo capire cosa si va a controllare.

domenica 2 novembre 2014

Ripresa dei lavori

Quest'estate è stata brutta sotto diversi punti di vista. Innanzitutto per il tempo. Non è stato divertente ritrovarsi ad aver voglia di staccare la spina nel bel mezzo di un inverno estivo, sommerso da pioggia, vento e tempeste (quest'anno ci siamo imbattuti anche in una tromba d'aria... insomma non ci facciamo mancare niente). Ma la cosa ancora più brutta è stata dover buttare due cotte intere. Ebbene sì... ben 40 litri di birra già imbottigliata e matura. Questa cosa ha scosso non poco la mia autostima casalingo-brassicola. Certo, a chi non è mai capitato di sbagliare una cotta e di sentirsi costretto ad ubriacare il lavandino, ma farlo per due volte consecutive è stato veramente triste. Tutte quelle ore di "lavoro" buttate via, tra notti insonni passate a pensare alle ricette, sabati davanti ai fornelloni e domeniche a pulire tutto. Non lo auguro decisamente a nessuno.
Le birre in questione avevano in comune il medesimo difetto, cosa che mi ha fatto pensare subito al peggio: un'infezione. Fortunatamente, dopo aver fatto assaggiare le birre incriminate ad alcuni amici intenditori (per avere un punto di vista "esterno"), ho escluso l'eventualità di una contaminazione batterica e mi sono convinto sempre di più che a rovinare la birra sia stata una gestione scorretta della camera di fermentazione. In qualche modo, il lievito ha subito uno stress termico, rilasciando sapori non proprio gradevoli. Da quel momento, nel dubbio se usare o meno la camera di fermentazione, ho deciso di sospendere la mia "carriera" brassicola, decidendo di prendermi un paio di mesi di riposo per elaborare una soluzione ai miei problemi.
Quello che so è che il percorso di un homebrewer è costellato di fatiche e frustrazioni. Passiamo ore e ore a lavare e a sgrassare l'attrezzatura in vista di quel risultato tanto sognato. Ed è proprio grazie a quella luce che vediamo alla fine del tunnel se riusciamo a tener duro ed a continuare per la nostra strada... un po' come gli alchimisti alla ricerca della pietra filosofale.
Sono stati proprio questi pensieri a tenermi compagnia in questi mesi di inattività.
Oggi riprendo... sono stato lontano dai fornelli (fornelloni) per troppo tempo. 

giovedì 5 giugno 2014

Il mio banco di spillatura

Avere un impianto casalingo dove poter spillare la propria birra è il sogno di un po' tutti gli homebrewers. Realizzarlo però può dimostrarsi molto arduo e oneroso. Nel mio caso, tutto è iniziato dopo aver ricevuto un regalo inaspettato da parte di un amico che aveva un vecchio impianto per la spillatura casalinga di acqua, vino e Coca-Cola. L'impianto era dismesso da tempo ed era stato parcheggiato per anni nel garage. Molti pezzi quindi erano da riparare o sostituire. Non ricordavo di aver faticato così tanto nella ricerca dei vari raccordi dai tempi del primo filtro bazooka e delle famigerate guarnizioni in teflon. Poi c'è da dire che molti gestori che trattano questi articoli non vendono a privati e bisogna fare i salti mortali per trovare qualche buon uomo che ci accontenta.
La prima cosa in assoluto che ho fatto è stata procurarmi un mobile in cui inserire l'impianto. La scelta migliore è stata quella di privare mio padre del suo vecchio mobile per l'acquario (i pesci erano morti da tempo... a che ti serve un mobile per l'acquario se non hai più un acquario?!)
Come si vede nella foto, ho praticato un foro sul top del mobile per inserire la colonna in ottone. Dato che la struttura è pesantissima, ho fatto realizzare dal falegname un vano a scomparsa con delle rotelle per spostarlo più agevolmente, in modo tale da poterlo accostare al muro quando non verrà utilizzato. Sul retro ho realizzato un'apertura per inserire fusti e bombola.
Dopo aver realizzato la struttura e acquistato tubi e raccordi necessari, il passo successivo è stato quello di riparare il vecchio riduttore di pressione e trovare una bombola di CO2. Questa è stata un po' la parte brutta perché ovunque andavo non riuscivo a trovare nessuno che fosse in grado di aiutarmi. Fortunatamente, dopo qualche tentativo, sono riuscito a trovare qualcosa di adattabile in un negozio di articoli per aria compressa. Inoltre, girando un po' su internet e chiedendo consiglio ad amici ristoratori, ho acquistato una bombola di CO2 da 5 kg.  
Poi è arrivato il momento di lucidare la colonna, pulire i rubinetti e collegare tubi e raccordi. Ci ho perso un pomeriggio ma alla fine ne è valsa la pena... :)

Dopo aver collegato tutto e testato con acqua il funzionamento dell'impianto, ho preparato una decina di litri di soluzione sanificante che ho letteralmente "spillato" attraverso i rubinetti, sanificando di conseguenza tutto il circuito. Mi sono ripromesso di ripetere questo procedimento ad ogni cambio fusto (o almeno ogni mese). L'unica pecca dell'impianto che ho realizzato è che non è dotato di un sistema di refrigerazione. Purtroppo ho deciso di non utilizzare il motore che mi è stato regalato perché aveva tre grossi problemi: era vecchio (e quindi il gas refrigerante, non essendo più a norma, non era più reperibile in commercio), aveva una perdita nella vaschetta dell'acqua e il termostato era da sostituire. Questo mi ha convinto a riciclarlo e ad optare per un altro metodo: raffreddare il fusto nella camera di fermentazione qualche giorno prima di collegarlo.
Per ora ho collegato un solo circuito con un fusto di Lager brassata da me per l'occasione. Prossimamente vedrò di rendere operativi tutti e tre i rubinetti! A presto con gli aggiornamenti!