domenica 22 febbraio 2015

Indice dei video!

Dato che mi ritengo una persona ordinata, qualche giorno fa ho pensato di scrivere un indice dei miei video su Youtube. Così facendo, chi approda sul mio sito web potrà scorrere rapidamente le varie playlist e guardare il video che preferisce. L'indice è raggiungibile a questo link.

mercoledì 5 novembre 2014

Considerazioni sul sistema RIMS

Una delle cose più belle di avere un impianto automatizzato è la possibilità di potersi concentrare su altre cose durante la cotta e lasciare che il sistema si faccia la birra da solo. Col mio RIMS nuovo di zecca, alla fine del mash, basta prendere il tubo di uscita del mosto e inserirlo nella pentola di boil e il gioco è fatto. Ci pensa la pompa. 
Da quando utilizzo questo sistema le mie cotte durano intorno alle 5 ore, comprendendo anche il tempo necessario a lavare tutto. Insomma potrei anche pensare di pranzare come una persona normale, iniziando tutto alle 8 del mattino. Prima invece… prima potevo solo pensare di cenare come una persona normale. Ma probabilmente se fossi stato una persona normale avrei avuto un hobby meno impegnativo, tipo il calcetto. O il punto croce.
Con un sistema RIMS ben calibrato è possibile mantenere le temperature di mash con un errore molto basso. Questo, in linea del tutto teorica, significa che il mash verrà sempre uguale ogni volta (ovviamente facendo le dovute eccezioni). Solitamente si dice che la cosa più difficile per un birraio sia replicare la stessa ricetta più volte. Con questo non voglio dire che basta il RIMS per diventare all’improvviso birrai bravissimi ma se non altro ci si trova con un problema in meno da gestire. Un’altra cosa bella del RIMS è che ho smesso di mescolare. Prima, per paura che i grani non si “ammostassero” bene, stavo sempre con la cucchiarella in mano. Ora, invece, il letto di trebbie resta più o meno fermo e il flusso costante che ci passa attraverso mi porta ad ottenere un mosto più cristallino e limpido. 
Quest’ultimo punto, però, è oggetto di discussione nella comunità degli homebrewers. Secondo alcuni, infatti, il ricircolo continuo del mosto (soprattutto se l’elemento riscaldante non è all’altezza) porterebbe alla degradazione di alcune proteine responsabili della tenuta della schiuma, con la conseguenza di ritrovarsi con birre “senza testa”. Tuttavia, non ho letto in giro di prove in sostegno a questa teoria. L’unica cosa che so è che nelle mie ultime birre non ho riscontrato questo problema e onestamente spero di non riscontrarlo mai perché questo sistema mi piace davvero tanto. 
Per concludere, bisogna considerare che il RIMS richiede più spazio e attrezzatura rispetto alla classica pentola per le pummarole in mezzo al portone. Molto spesso chi approda all’AG viene dagli estratti, fatti comodamente sui fornelli di casa, e il solo pensiero di usare un pentolone enorme collegato alla bombola del gas (ancora oggi ho il terrore di quella maledetta bombola) già basta a scoraggiare i meno appassionati. 
Il RIMS secondo me dev’essere visto come un utile optional, non strettamente necessario a chi fa birra per la prima volta. Un homebrewer dovrebbe imparare a capire ed a gestire da solo gli step di temperatura senza affidarsi alle macchine. Insomma il discorso è sempre lo stesso: prima di usare un controllore dovremmo capire cosa si va a controllare.

domenica 2 novembre 2014

Ripresa dei lavori

Quest'estate è stata brutta sotto diversi punti di vista. Innanzitutto per il tempo. Non è stato divertente ritrovarsi ad aver voglia di staccare la spina nel bel mezzo di un inverno estivo, sommerso da pioggia, vento e tempeste (quest'anno ci siamo imbattuti anche in una tromba d'aria... insomma non ci facciamo mancare niente). Ma la cosa ancora più brutta è stata dover buttare due cotte intere. Ebbene sì... ben 40 litri di birra già imbottigliata e matura. Questa cosa ha scosso non poco la mia autostima casalingo-brassicola. Certo, a chi non è mai capitato di sbagliare una cotta e di sentirsi costretto ad ubriacare il lavandino, ma farlo per due volte consecutive è stato veramente triste. Tutte quelle ore di "lavoro" buttate via, tra notti insonni passate a pensare alle ricette, sabati davanti ai fornelloni e domeniche a pulire tutto. Non lo auguro decisamente a nessuno.
Le birre in questione avevano in comune il medesimo difetto, cosa che mi ha fatto pensare subito al peggio: un'infezione. Fortunatamente, dopo aver fatto assaggiare le birre incriminate ad alcuni amici intenditori (per avere un punto di vista "esterno"), ho escluso l'eventualità di una contaminazione batterica e mi sono convinto sempre di più che a rovinare la birra sia stata una gestione scorretta della camera di fermentazione. In qualche modo, il lievito ha subito uno stress termico, rilasciando sapori non proprio gradevoli. Da quel momento, nel dubbio se usare o meno la camera di fermentazione, ho deciso di sospendere la mia "carriera" brassicola, decidendo di prendermi un paio di mesi di riposo per elaborare una soluzione ai miei problemi.
Quello che so è che il percorso di un homebrewer è costellato di fatiche e frustrazioni. Passiamo ore e ore a lavare e a sgrassare l'attrezzatura in vista di quel risultato tanto sognato. Ed è proprio grazie a quella luce che vediamo alla fine del tunnel se riusciamo a tener duro ed a continuare per la nostra strada... un po' come gli alchimisti alla ricerca della pietra filosofale.
Sono stati proprio questi pensieri a tenermi compagnia in questi mesi di inattività.
Oggi riprendo... sono stato lontano dai fornelli (fornelloni) per troppo tempo.